Tre incontri presso la Cascina Roccafranca di Torino sul tema del cambiamento della vita dopo i cinquant'anni.
Primo incontro
1° INCONTRO: Di cosa stiamo parlando?
Premesse
In questo primo incontro vorrei fare un quadro generale per capire di cosa stiamo parlando. Nel secondo incontro vedremo gli aspetti psicologici dell’essere su questa soglia, nel terzo incontro vedremo come aprire nuove porte.
Ma intanto vediamo cosa ci succede sulla soglia dei cinquant’anni. Ho trovato una citazione molto pertinente:
Si tratta di uno shock da soglia. Si chiude una porta alle nostre spalle e ci voltiamo con dolore a guardarla chiudersi e non scopriamo, fino a quando non siamo strappate da lì, la nuova porta che ci si apre davanti. Ci sono donne che non la scoprono mai perché credere che esista risulta difficile.
Carolyn Heilbrun
La svolta dei cinquanta, in realtà può avvenire a qualsiasi età. Cioè qualsiasi età è una soglia che ci induce a riflettere, a ripensare la nostra vita, trovare nuovi significati e nuove strade. Ma qui ci sono aspetti fisici e spesso famigliari e sociali che rendono i cinquanta più significativi per porci sulla soglia di una nuova porta. Inoltre questa, di solito, implica uno sconvolgimento fisico, e di conseguenza psicologico, che è l’entrata in menopausa.
Questo periodo ha un significato, un vissuto, delle circostanze, una cultura e un corpo che è diverso per ognuna di noi. E’ difficile quindi fare dei discorsi generali che possano essere utili a ciascuna. C’è la donna che è sposata con figli che stanno lasciando il nido, oppure c’è un figlio ancora molto giovane, oppure non ci sono figli. Si è appena vissuto un divorzio, oppure si vive da single già da anni. Si ha un lavoro intellettuale, di prestigio, che occupa molto tempo oppure si ha un lavoro precario che non permette di sbarcare il lunario o si ha un lavoro part time che aiuta a mantenere la famiglia o si è casalinghe ... Le circostanze sono molto diverse.
Per questo vorrei coinvolgervi, chiedere a voi come sta andando se siete sulla soglia, o com’è andata a quelle che l’hanno già attraversata in un modo o nell’altro. Oppure vorrei sapere da chi non è ancora vicina a questa soglia come la immagina. Quindi sono ben accetti tutti i contributi, racconti, domande, immagini di donne sulla soglia.
Ho preparato questo incontro intervistando donne di diverse età, anche di 70 e 80 anni oppure più giovani, ancora sulla soglia. Ho intervistato un’ostetrica che conduce gruppi di auto-aiuto per le donne che entrano in menopausa, e persino due sorelle che vivono in comunità monastica. E’ stata un’esperienza per me nuova e molto interessante. Non ho trovato imbarazzo nelle donne, anche anziane, con cui ho parlato, nonostante si toccassero argomenti intimi, persino i rapporti sessuali. Ho esaminato un po’ la letteratura, come si dice, sull’argomento, ho trovato molti manuali pratici che sono utili da sfogliare per informarsi e qualche trattato più serio, di taglio medico. Poca riflessione psicologica.
Ho scoperto che questo tema, il climaterio e le donne in menopausa, fino agli anni ’70 non era argomento di ricerca scientifica, le prime ricerche serie sono di questi anni. Una psicoanalista junghiana negli anni ’80 scriveva che la menopausa è un “non evento” in tutte le società. Mentre la mitologia, le religioni celebrano la fertilità femminile, c’è un grande silenzio per questa fase della vita. C’è anche da dire che fino a 100 anni fa la vita media era di circa 50 anni. In altri paesi non occidentali, ricordo l’India, si parla ancora oggi di 50-55 anni di vita media. E’ come se ancora non ci sia stato abbastanza tempo per creare dei miti attorno alla donna che va invecchiando. Mi viene in mente il mito toscano della vecchia immortalata in canzoni del tipo “Sega la vecchia”, non certo molto simpatiche! Una giornalista che ha scritto su quest’età della donna ha intitolato il suo libro “Il passaggio muto”.per sottolineare questo silenzio, questa difficoltà delle donne di parlare su questo momento, di trasmettere un sapere alle altre donne. Le donne di 80 anni con cui ho parlato mi hanno detto che non si parlava di questi argomenti neanche tra amiche considerate intime. Ognuna se la cavava da sola di fronte ad eventuali problemi, fisici o psicologici.
Vorrei ora descrivere cosa troviamo di solito su questa soglia. Fare un quadro, un panorama. E vorrei cominciare con un piccolo esercizio di immaginazione. Proviamo a chiudere gli occhi e immaginare una donna di cinquanta anni: come la vedete? Cosa sta facendo? Con chi è? Vorrei poi che mi diciate degli aggettivi che la caratterizzano, e dei verbi che la descrivono.
Ecco quello che mi avete detto. Com’è questa donna? E’ abbastanza felice; è (molto) sicura; laboriosa; è ottimista nonostante la realtà; affascinante; selettiva perché ha imparato a discernere cosa le piace e cosa vuole fare; è sessualmente emancipata e tranquilla; famigliare perché vive in famiglia; consapevole; si libera dai condizionamenti; intraprendente; si diverte tantissimo. Qualche voce rende il quadro più complesso: è pensierosa, preoccupata, fragile, suscettibile, meno paziente. Cosa fa? Sta lavando i piatti, dialoga con i figli, si occupa ancora di figli piccoli. Ma va anche a ballare il liscio e conclude un affare. Qualcuna protesta che le immagini che sono state proposte sono troppo positive. In realtà il quadro è più complesso, in chiaro-scuro. Vediamone diversi aspetti.
Il nido vuoto
Come cambia la vita a partire dal momento in cui l’ultimo figlio (il figlio?) se ne va di casa?
Le donne, direi soprattutto le donne italiane, sono, di solito, state educate alla disponibilità, ad una cura che arriva quasi al sacrificio, un attenzione, un atteggiamento che mette i bisogni degli altri sempre prima dei propri. Sto parlando qui delle donne che stanno arrivando alla soglia dei 50 e delle loro madri. Le giovani hanno ricevuto, forse, un altro tipo di educazione (e forse per questo il ritmo dei divorzi è così alto). Queste donne addestrate all’accudimento e alla disponibilità hanno da sempre riversato le loro cure sui figli. Questi però crescendo diminuiscono sempre di più le loro richieste – se si considera una crescita sana – cominciano ad organizzare autonomamente il proprio tempo, vanno a studiare fuori, si sposano, se ne vanno da casa. Questo tipo di donna, gratificata dall’accudimento, sente un vero e proprio vuoto, deve affrontare, elaborare una grossa perdita, se non vuole cadere nella depressione o nel risentimento. Se la donna è nel periodo del climaterio quando l’ultimo figlio se ne va di casa, non è impegnata in una vita di lavoro e di relazioni abbastanza attiva (anche se lo è) il sopraggiungere della menopausa le sembrerà un’ulteriore triste sottolineatura di un futuro senza figl*, sarà più probabile che entri in una fase depressiva.
Questo sentimento è ulteriormente appesantito da una cultura come la nostra, che relega la donna nel ruolo di produttrice e allevatrice di figl*. Diventa difficile non sentire che la nostra funzione è finita quando i/le figl* se ne vanno e termina il ciclo mestruale. La pubblicità o le trasmissioni televisive propongono immagini di donne eternamente giovani, perfette, senza “smagliature”, senza odori ma profumate, truccate, che usano la chirurgia plastica. Le donne dopo una certa età non ci sono più, diventano di solito invisibili. Nella nostra cultura invecchiare non è ammesso. Non ci sono immagini positive, non c’è spazio per la donna che ha attraversato la soglia.
Ci sono delle vie di fuga a questo sentirsi finite nella maternità, come donna fertile. C’è la possibilità - esperita da alcune donne, sempre di più ormai - che la donna, quasi a negare l’invecchiamento e la futura fine della maternità, faccia figl* dopo i quarant’anni. A cinquanta il/la figli/a sarà ancora un/a bambin* e lo scontro con la propria mutazione fisica sarà più attenuato, passerà quasi inosservato. O la realizzazione avverrà più tardi, quando quest* figli* finalmente prenderà il volo. Il problema è che queste donne spesso non pensano o non hanno tempo di pensarci prima a preparare l’evento dell’uscita dal nido anche di quest’ultimo uccellino, che magari avviene quando noi abbiamo sessanta, settanta o addirittura ottanta anni. Ma assorbire un tal vuoto, quando non ci si è preparate, è sempre più difficile man mano che passano gli anni.
Tornando a quando i/le figl* lasciano il nido: in questo periodo sorgono anche delle nuove domande, delle questioni nuove a cui dare risposta. E questo ci proietta nel futuro, è anche una sfida. Che uso facciamo del tempo e dell’energia o del denaro che si rendono ora disponibili dalle nostre diminuite responsabilità?
Per le donne che lavorano fuori casa il problema di come usare il tempo liberato dall’accudimento (infinito) dei/le figl* non si pone nemmeno. Per le donne che non lavorano fuori casa forse si può porre il desiderio di riprendere a lavorare o di fare volontariato fuori casa. Lavorare può essere molto difficile, fare volontariato più facile.
Ci si può porre nuovi problemi: se spendiamo meno per i/l/le figli/e possiamo spendere di più per noi. Possiamo forse pensare di lavorare di meno: possiamo chiedere un lavoro part time. Possiamo magari andare ad abitare in una casa più piccola. Insomma è un momento in cui dobbiamo ridefinirci e ridefinire i nostri ruoli.
E anche la coppia deve affrontare il trovarsi da sola senza figl*. Ci eravamo definite come mamme, avevamo tralasciato o dato per scontata la dimensione di coppia. Adesso dobbiamo prenderci spazio per noi come persone e ridefinire noi nella coppia, anche dal punto di vista sessuale. Recuperare, tra le altre, la dimensione del piacere e del piacersi.
Single/ senza figli
E la donna che non ha avuto figli? O che non è nemmeno sposata ed è felicemente single?
Anche noi, verso quest’età, sentiamo che lo stato di salute e il livello di energia fisica declinano. Anche perché, proprio perché single, forse abbiamo meno la nozione del limite. Mentre ora dobbiamo fare i conti con il nostro fisico, accettare delle nuove limitazioni, e riadattare la nostra vita ad un livello un po’ più tranquillo. Dobbiamo forse ridimensionarci. Non possiamo più prendere l’aereo per Roma tutti i weekend. A maggior ragione se è sopravvenuta una malattia importante.
Malattia
Un altro capitolo da esplorare a quest’età è la malattia. Brigitte Bardot disse ai giornalisti che la intervistavano il giorno del suo compleanno: “Chi dice che è meraviglioso avere 50 anni deve essere matto! E’ proprio difficile invecchiare. E il problema non è solo la fine della gioventù. E’ l’inizio di tutti i problemi di salute”.
Magari ci capita tra capo e collo una malattia importante, un cancro al seno o scopriamo di avere il diabete, o dobbiamo fare un’operazione all’utero.... La menopausa può capitare anche prima per ragioni di salute. Quando succede questo, uno dei pochi risvolti positivi è che non si sente neanche il climaterio, si entra rapidamente in menopausa e tutto quello che ci capita che si può riferire al climaterio ci sembra niente in confronto a quello che abbiamo passato nella lotta contro la malattia. Siamo disposte a prendere tutto quanto comporta questa fase di transizione molto sportivamente. Quasi come se qualsiasi cosa ci mandasse la vita fosse comunque bello e accettabile, ora che stiamo tornando alla vita. Come quest’altra donna che ho intervistata:
Per esempio le vampe di calore: quando hanno cominciato a manifestarsi e le ho riconosciute mi tenevano persino compagnia! Erano una novità, un’esperienza nuova, Insomma io le ho vissute un po’ come un’avventura in un paese sconosciuto.
Oppure la malattia capita al nostro partner e noi, che avevamo appena assaporata la libertà nuova che ci avevano lasciato i/le nostr* figl*, ci troviamo a dover prestar assistenza a lui che diventa quasi come un bambino. Oppure si tratta dei nostri genitori, che invecchiano e hanno bisogno di cure ed attenzione. A volte, per certe donne che chiamerei quelle votate al martirio, questa assistenza è persino un sostituto gradito del figli* assente! Altre volte sentiamo che questa assistenza sempre più richiedente annulla la libertà che avevamo tanto sognato, perché ci addossa nuove responsabilità e divora sempre più il nostro tempo. E magari ci troviamo a dover badare a due o tre generazioni insieme! Cito questa testimonianza:
Io faccio parte di molti gruppi e conosco molte donne. Vedo che alla soglia dei 50-55 anni, con la menopausa, le donne riscontrano, in un certo senso, una fatica globale di vivere, un rallentamento del vivere. Sono sposate con dei figli, debbono continuare la gestione della famiglia, sono coinvolte nell’educazione anche dei nipoti, hanno genitori anziani ammalati. Quindi c’è una richiesta di energia così notevole che può mandarle assai spesso in sovraffaticamento. Alle volte sentono l’ansia di non poter attendere contemporaneamente ai compiti che la realtà della vita le porta a vivere, sentono voglia di piangere... Continuano a fare questo servizio ma segnando il passo.
In effetti la donna che si trova sulla soglia in questi anni può sentire una grande stanchezza verso il suo ruolo vorrei dire “istituzionale” di cura.
La morte
Forse per la prima volta ci troviamo vicino la morte. Quella dei genitori, di parenti a cui eravamo affezionate, di amiche o del partner. Tutta la costruzione della nostra vita può sembrarci all’improvviso fragile e vacillante. Niente ci sembra più sicuro. Con la mezza età un evento che ci sembrava remoto e irreale diventa una presenza ineludibile. La perdita di una persona che ci era vicina ci costringe a pensare alla nostra mortalità. Anche questo può essere un carico di questi anni.
Invecchiamento
A quest’età ci si trova, in modo molto più evidente, di fronte all’invecchiamento. La menopausa è un segnale che l’orologio va avanti anche per noi. Dobbiamo pensare a come affrontare l’aumentata probabilità di malattie cardiovascolari o dell’osteoporosi, così ci dicono. Ci pare di cominciare a perdere la memoria. Riusciamo a leggere con più difficoltà, dobbiamo cominciare a mettere gli occhiali. Ci guardiamo di più allo specchio, spiamo i cambiamenti della nostra faccia. Forse ci troviamo a pensare ad interventi di chirurgia estetica.
Invecchiamento e morte sono le parti più terribili del nostro bagaglio di esseri umani. Con queste non riusciremo mai a venire a patti, a meno che abbiamo delle credenze religiose che le mettano in prospettiva e facciano intravvedere qualcosa aldilà, un significato accettabile. Poi si trova il modo per andare avanti: ci si riempie la vita di interessi nuovi, si apprezzano i lati positivi, ce ne sono sempre in qualsiasi cosa. A volte si vedono delle belle vecchie e si desidera di invecchiare come loro. Lucide, sanno guardare con ironia ai loro acciacchi, sanno mantenere un’apertura mentale verso il mondo e la capacità di dialogo con tutti, e con la loro attività sanno essere parte del tessuto sociale.
Il partner
Questo periodo può portare turbolenza e anche rottura della coppia. Per esempio, anche il nostro partner può avere il suo climaterio, la sua crisi di mezz’età, e per sentirsi più giovane si innamora di un’altra, magari molto più giovane di lui!
Oppure sono le donne che dicono basta. Le donne che vivono peggio la menopausa sono quelle che avevano già problemi con il marito, ora non lo reggono più. Magari hanno sopportato per anni delle incomprensioni, una grossa mancanza di comunicazione. Questi segnali fisici e psicologici di cambiamento alla soglia dei 50 possono essere pesanti. Alcune donne arrivano proprio a dire basta. E’ come se la tolleranza avesse raggiunto un limite. Prima non ci pensavano, c’era l’arrancare della quotidianità. Si tratta magari di donne che devono fare tutto alla perfezione, che stirano lenzuola e calzini, sono quelle che hanno sempre accudito tutti. Ora dicono basta. Ma forse bisognava trovare prima delle strategie diverse di sopravvivenza, non hanno messo in chiaro prima che anche loro hanno il diritto di essere stanche. Non hanno trovato prima strategie di cambiamento, non si è comunicato prima. Le situazioni si sono irrigidite, e possono esplodere in questo momento delicato in cui si sta sulla soglia.
O si dice basta sesso, si chiude. Non è tanto o solo perché i rapporti sessuali possono diventare dolorosi o viene meno il desiderio, è un vero e proprio rifiuto. Si considera il fare all’amore come lo sfogo di una pulsione, ma invece è comunicazione, scambio di affetto profondo. La sessualità non si deve necessariamente esaurire quando cessa la dimensione riproduttiva. Il lato positivo è che ora si è più libere, non c’è più il rischio di gravidanze indesiderate.
Le donne che attraversano serenamente la soglia
Capita anche, per fortuna spesso, che i 50 anni e tutto quello che possono comportare non siano un problema. Un esempio da un’intervista. Questa è una donna che fa un lavoro importante:
Credo che aver assunto responsabilità grosse mi abbia aperto la strada verso una certa capacità di prendere decisioni importanti che poi mi ha reso possibile l’acquisto della casa. Nel giro di poco più di due anni ho preso una serie di decisioni incredibilmente più importanti di quelle che avevo prese prima e ho creato nella mia vita un movimento che prima non c’era stato. Tutto questo da un lato mi ha fatto completamente obliterare il discorso menopausa perché non ci pensavo più. E poi mi ha anche fatto riflettere sul fatto che io comunque nell’età fertile ero ferma mentre il dinamismo è arrivato dopo. Quasi l’idea di menopausa non mi dava nessun fastidio, anzi mi dava un contrassegno anche fisico che qualcosa era cambiato negli eventi che mi stavano attorno. Per esempio, prima nascondevo il fatto di aver due paia di occhiali, quelli da vicino e quelli da lontano, facevo finta di vederci bene anche con quelli da lontano per non dovermeli cambiare davanti agli altri. Adesso non me ne importa niente, tutti si devono accorgere che io ho questa caratteristica, non la vedo come un problema ma come una nuova caratteristica. Poi comunque ritengo di aver realizzato i miei desideri di donna fertile, ho avuto un figlio, non desidero avere più figli. Quindi in questo momento non ho nulla di cui dolermi.
Aspetti fisici sulla soglia
La discussione degli aspetti fisici relativi a questo periodo non è tanto di mia competenza ma vorrei accennarvi per completare il quadro.
Intanto partirei da un po’ di definizioni:
menopausa – Scomparsa definitiva delle mestruazioni, dovuta all’esaurirsi dell’attività ovarica. Dice Germaine Greer nel libro molto interessante La seconda metà della vita: “Per essere precisi, la parola “menopausa” si riferisce a un non-evento, il ciclo mestruale che non ha luogo” (1993:19). La donna entra in menopausa quando avviene una scomparsa definitiva, cioè quando le mestruazioni sono scomparse da almeno 6 mesi. Può anche capitare però, raramente, che ritornino per una volta o due. Insorge a volte (10% dei casi) improvvisamente ma più spesso è preceduta da irregolarità mestruali (in frequenza e quantità di flusso) di varia durata.
climaterio – dal greco klimakter = gradino, momento critico. Il complesso dei fenomeni che precedono, si accompagnano e seguono la cessazione dell’attività delle ghiandole genitali femminili. Più evidente nel sesso femminile ma si parla di climaterio anche nel maschio (dove è più graduale: calo di desiderio, calo di spermatozoi). Durante il climaterio possono insorgere problemi, non in tutte le donne e con diversa intensità. Riguardano alterazioni dell’equilibrio neurovegetativo e psicoemotivo. Si esprimono con vampe di calore (nel 70% delle donne, sono la manifestazione più frequente), sudorazioni, insonnia, vertigini, cefalea, disturbi cardiaci (palpitazioni), dolori articolari e muscolari, problemi sessuali (secchezza vaginale, calo del desiderio), disturbi urinari, parestesie, esauribilità, inizio di problemi che portano all’osteoporosi.
Le alterazioni psicoemotive riguardano irritabilità, sentimenti depressivi, ansia. La prima cosa da dire è che c’è un’incredibile variabilità di manifestazioni: il quadro è straordinariamente variabile per intensità, durata e caratteri dei disturbi che si manifestano. Alcune donne non sentono praticamente nessuno sconvolgimento (si parla di 1 su 5), altre risentono molto fortemente i sintomi fisici o psichici. Perché questa variabilità? La causa non è completamente conosciuta ma dipende dai quadri ormonali, dai diversi organi coinvolti che hanno diverse condizioni fisiologiche. Poi, sono assolutamente soggettive le reazioni psicologiche su cui influiscono il vissuto personale, l’ambiente, le relazioni sociali.
E’ interessante notare che la menopausa sembra venga vissuta in modo diverso dalle diverse etnie! Una ricerca ha rivelato che le donne in Europa e negli Stati Uniti soffrono molto più delle vampate delle donne giapponesi. Mentre le donne Maya dello Yucatan si accorgono dell’arrivo della menopausa solo perché non hanno più il mestruo. Perché succede questo? Domanda che non ha ancora ricevuto risposta anche se ci sono varie ipotesi: forse dipende dalla dieta, la soia potrebbe aiutare, oppure dipende da come la cultura considera la donna di una certa età. La cultura indiana, per esempio, considera le donne sopra i cinquant’anni, specie se sposate e con figli maschi, molto importanti. Sono delle matrone che governano la famiglia allargata, hanno grande potere decisionale sui figli e in particolare le nuore. In vece la nostra cultura non aiuta di certo! Le immagini e i messaggi che riguardano la donna sopra i cinquant’anni sono piuttosto negativi o al più essa è invisibile. Come dice una mia intervistata con amarezza: “Adesso non serviamo più”.
Questo affollarsi di messaggi e immagini negative ci può far spaventare prima di arrivare a questo momento, entriamo in ansia persino prima. Una donna che ho intervistato ha elencato le immagini negative che si presentano alla mente prima ancora di arrivare al momento del climaterio:
Qualche anno fa, verso i 45 anni, paventavo il momento [della menopausa] perché lo collegavo alla perdita di qualcosa, Nel 2001 era tutto nella mia immaginazione e mi figuravo questa menopausa come un evento catastrofico, la fine del mondo. Le stesse sensazioni che avevo da bambina quando andavo a dormire e temevo che potesse arrivare la fine del mondo sorprendendomi nel sonno. Quando avevo delle minime avvisaglie che arrivasse la menopausa andavo addirittura nel panico. Mi è capitato due volte, ricordo, quando avevo dei ritardi, pensavo di trovarmi spiazzata, di aver segnato una sconfitta. Poi non accadeva niente, erano dei falsi allarmi. Pensavo: “Sto diventando vecchia, ho perso la capacità di procreare, non sarò più quella di prima, non potrò scandire la mia vita secondo dei momenti, avrò una senso di asciutto perenne come il deserto, sarò una specie di uomo perché nella mia vita non ci saranno più questi eventi ciclici che l’hanno segnata fin da quando io sono in grado di ricordare”. Mi sembrava proprio uno stravolgimento di Anna, prendere Anna buttarla via e rimpiazzarla con una specie di persona in parte artificiale, in parte non funzionante: lo vedevo come un mancato funzionamento. Avevo un senso molto penoso.
In qualunque modo si viva questo momento, esso segna una tappa fondamentale. La donna oggi ha ancora da vivere almeno un terzo della sua vita (considerando la vita media) dopo questo “gradino”. Fino a cent’anni fa la vita si arrestava attorno ai 50 anni. Questo terzo di vita in più è un dono del nostro tempo e del nostro mondo. E’ bene allora prepararsi bene a varcare la soglia, con un atteggiamento giusto, positivo. E’ questo che approfondiremo nel terzo incontro tra due settimane, mentre il prossimo venerdì vedremo più da vicino gli aspetti psicologici.
Termino citando una delle donne che ho intervistate, una suora di una comunità monastica:
Per me la menopausa è stata una cosa bellissima, facilissima. Ha segnato una tappa della vita che andava verso l’anzianità. E’ stato un rimpossessarmi di me stessa, di tutte le mie facoltà.